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le parole:

Un giorno

Sono parole semplici e tostate le ripicche e gli abbandoni
da lunghe gite pomeridiane su lunghe spiagge assolate
tra lenzuola e asciugamani, verdi teli da mare adagiati al sole
e cullati cuscini nella brezza bucata di maggio — un maggio diverso
da tutti gli altri, negli ultimi cinque, forse anche sei, anni-

parole scomposte in sagomanti segni aromatici, dal troppo forte
gusto orientale, troppo forse nello stomaco troppo da masticare
con lentezza con distacco con i denti tutti, sudando: contiamoli insieme,
uno ad uno, ad uno, ad uno.

E le finestre, non si dimenticano: anche a primavera le finestre ricevono
preghiere (nostre) suppliche e sconclusioni: prima di finire, ignorare,
calcolare attentamente, riflettere (un sorriso) un istante appena,
maneggiare un affetto preciso, goffamente maneggiarlo, goffamente riporlo
nel cassettino accanto al letto, tra specchietti e bustine, chiuse a mano.

Le finestre mostravano da sempre un mondo diverso dalla realtà
e anche i rumori della strada accanto, ingannano da secoli il silenzio delle case
raccolto dai muri, nelle ringhiere verniciate da strati sovrapposti di colore custodito
congelato dagli intonaci di seconda mano, in barattoli di cifre, e scarabocchi altrove
e tralasciati telefoni a rotella.

Ho lasciato indietro i miei giocattoli come cartine vuote di caramella.

e un video:

voce e basso: Martina Campi
organo e sassofoni: Mario Sboarina
tromba: Thierry Tsafack

arrangiamenti: Mario Sboarina

parole accordate di Tu che sei
(una poesia di Martina Campi, una musica di Mario Sboarina)

Licenza Creative Commons

Il brano Un giorno di Tu che sei (Martina Campi e Mario Sboarina) è protetto da una licenza

(video di Martina)

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